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Malattie rare, operativo il credito d’imposta del 65% per la ricerca

Pipetta che versa liquido nelle provette in laboratorio

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 ottobre 2026 il regolamento che rende operativo il credito d’imposta per la ricerca sulle malattie rare: chi sostiene spese per progetti in questo campo potrà recuperare il 65% dei costi, fino a 200.000 euro l’anno per ciascun beneficiario.

Cosa prevede il decreto

Si tratta del decreto del Ministero della Salute del 5 agosto 2026, n. 198, che attua l’articolo 12 della legge 10 novembre 2021, n. 175, il testo unico sulle malattie rare. La legge del 2021 aveva già previsto l’agevolazione, ma mancavano le regole per applicarla: arrivano ora, a quasi cinque anni di distanza.

Il credito copre il 65% delle spese sostenute per avviare e svolgere progetti di ricerca sulle malattie rare o sulla produzione di farmaci orfani, cioè i medicinali destinati a queste patologie. Il tetto è di 200.000 euro l’anno per beneficiario, con un limite di spesa complessivo di 10 milioni di euro all’anno.

Chi può chiederlo e come

Possono accedere gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) e gli altri enti del Servizio sanitario nazionale, le università pubbliche e private e gli enti pubblici e privati di ricerca e diffusione della conoscenza. La condizione è che la loro attività sia quasi esclusivamente di natura non economica.

La domanda va presentata al Ministero della Salute entro il 31 marzo di ogni anno. Il decreto fissa anche un requisito per chi guida il progetto: il coordinatore deve essere un ricercatore con un H-index di almeno 18 e risultare primo, ultimo o corresponding author di almeno 15 pubblicazioni indicizzate, altrimenti la domanda non è ammissibile.

Perché è importante

Con la pubblicazione del regolamento, ospedali di ricerca, università e istituti hanno finalmente uno strumento concreto per sostenere gli studi su nuovi protocolli terapeutici e sui farmaci orfani. La misura ha cadenza annuale: ogni anno si potrà presentare una nuova domanda entro il 31 marzo, nei limiti dei 10 milioni di euro disponibili.

Fonti Gazzetta Ufficiale n. 252 del 29 ottobre 2026, Quotidiano Sanità, Il Sole 24 Ore

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