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Tumori ginecologici, un test genetico rivela una predisposizione ereditaria in una paziente su dieci

Modello di doppia elica del DNA su sfondo scuro

Circa una paziente su dieci con un tumore, soprattutto dell'endometrio o dell'ovaio, porta con sé dalla nascita una variante genetica che predispone al cancro, e in circa un terzo di questi casi il percorso diagnostico standard probabilmente non l'avrebbe riconosciuta. È il risultato di uno studio della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma, pubblicato sulla rivista scientifica Genome Medicine e presentato il 5 novembre 2026.

Oltre 500 geni analizzati in due anni

Il lavoro nasce dal programma FPG500, avviato al Gemelli nel 2022 con finalità sia diagnostiche sia di ricerca. Tra gennaio 2022 e dicembre 2023 sono stati analizzati circa 2.700 campioni di 2.674 pazienti con tumori solidi, in gran parte ginecologici, per i quali era stato richiesto un test molecolare. Con il sequenziamento di nuova generazione i ricercatori hanno studiato oltre 500 geni, un'analisi molto più ampia di quella prevista nella pratica clinica abituale. Lo studio è stato condotto da Simona Duranti, Arianna Panfili e Camilla Nero, con il coordinamento di Maurizio Genuardi, ordinario di Genetica medica all'Università Cattolica.

Cosa è emerso

Nel 10% circa delle pazienti sono state trovate varianti costituzionali, cioè presenti in tutte le cellule fin dalla nascita, che aumentano il rischio di sviluppare tumori. Il 16% di queste varianti si trovava in geni che di solito non vengono collegati al tipo di tumore della paziente, mentre il 20% riguardava geni a rischio moderato, che le linee guida attuali non prevedono di analizzare in modo sistematico. Il 16% delle persone esaminate è stato indirizzato a una consulenza di genetica medica e l'80% di chi è stato invitato l'ha accettata.

Perché conta anche per i familiari

Poiché queste alterazioni sono ereditarie, possono essere presenti anche nei parenti sani. Riconoscerle permette di proporre il test ai familiari a rischio, che possono così accedere a controlli e percorsi di prevenzione prima che un eventuale tumore compaia. Per le pazienti, l'informazione può orientare la scelta delle cure, la sorveglianza di altri organi a rischio e, nei casi indicati, strategie per ridurre il rischio. Secondo Genuardi, individuare queste varianti è un contributo concreto alla medicina e alla prevenzione di precisione. Chi ha più casi di tumore in famiglia può parlarne con il proprio medico, che valuterà se è utile una consulenza genetica.

Fonti ANSA, EurekAlert! (Università Cattolica del Sacro Cuore), Il Sole 24 Ore

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